venerdì 23 novembre 2012

Schopenhauer


La via della salvezza.
-      Il rifiuto del suicidio.
Per Schopenhauer il dolore di vivere non può essere superato con il suicidio. L’unica causa del dolore universale è la volontà di vivere. Il nostro compito è di negare in noi la volontà di vivere per giungere ad una condizione di assoluta serenità interiore. Ma il suicidio non è la negazione della volontà di vivere; piuttosto, ne è la affermazione! Infatti il suicida, nell’atto di sopprimere il suo corpo afferma di voler vivere (anche se non più nel modo particolare in cui sta vivendo): il suicida afferma la sua "fame di vita" con il suo gesto estremo. Qui non si tratta di suicidarsi, ma di raggiungere la condizione di totale distacco dalle cose del mondo, una condizione di "nullificazione" del senso del possesso che è un non-sentire-più-niente: il nirvana di cui parlano i buddisti.
 Anche Leopardi, sia pur per altre ragioni, nega il suicidio.