La via della
salvezza.
- Il rifiuto del suicidio.
Per Schopenhauer il dolore di vivere
non può essere superato con il suicidio. L’unica causa del dolore universale è
la volontà di vivere. Il nostro compito è di negare in noi la volontà di vivere per giungere ad una
condizione di assoluta serenità interiore. Ma il suicidio non è la negazione
della volontà di vivere; piuttosto, ne è la affermazione! Infatti il suicida, nell’atto di
sopprimere il suo corpo afferma di voler vivere (anche se non più nel modo
particolare in cui sta vivendo): il suicida afferma la sua "fame di vita" con
il suo gesto estremo. Qui non si tratta di suicidarsi, ma di raggiungere la
condizione di totale distacco dalle cose del mondo, una condizione di "nullificazione" del senso del possesso che è un non-sentire-più-niente: il
nirvana di cui parlano i buddisti.
Anche Leopardi, sia pur per altre ragioni,
nega il suicidio.